Paolo Galletti

In un'epoca dove la velocità conta più della direzione, il Futurismo dovrebbe continuare ad essere la prima religione artistica non solo italiana. Mentre tutto trasfigura in dinamismo e forza del movimento, nella pittura di Paolo Galletti domina incontrastata la stasi più assoluta. Un'immobilità che ha un solo grande soggetto: l'urbanistica della città di Lucca. Tutto è cristallizzato in un istante senza tempo, dove gli spazi della vita sono pietrificati e per sempre allontanati dal flusso della quotidianità e della storia.

La Lucca di Galletti è una città che non abbiamo ancora visto, la cui suggestione è mai mediata e sempre evidente. Le atmosfere che la pervadono sono cariche di enigmaticità e colpiscono proprio per questi apparenti misteri. Lo scenario urbano è protagonista assoluto delle tele, dove l'umanità sembra essere scomparsa o abbia abbandonato per qualche ignota ragione la vita. Una scena calcata in assoluto dall'assenza dell'umano e del suo vivere. Ma con la consistente colonna sonora data dal silenzio più universale, che sottolinea in maniera inequivocabile la distanza aliena di una realtà superconosciuta da tutti noi.

Questa Lucca supera una verità fatta di mattoni e calce, divenendo pura metafisica urbana, il contesto ultimo a cui perviene la realtà creata dal nostro vivere. Sono rimasti solo gli edifici, integri ed eretti, e dei loro costruttori nessuna traccia, ombra sul muro come in una catastrofe nucleare.

Lucca è palcoscenico senza attori e registi, permeato dagli occhi di un pubblico avido di misure e forme conosciute. Quella dell'artista è una terra dell'immaginario urbano o solo un sogno di un vissuto perduto di una nostra possibile vita reale? Alla fantomatica città solo una risposta certa scioglierà l'enigma: in questa terra posta al confine tra realtà e sogno solo il ritorno dei suoi costruttori e abitatori darà l'ultimo senso a questo ironico mistero del costruito.

Marco Palamidessi



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